Francesco Ferrucci “eroe” di Firenze

Francesco Ferrucci nasce a Firenze il 14 agosto 1489, muore durante la Battaglia di Gavinana, il 3 agosto 1530. In origine mercante, fu poi grande condottiero italiano.

Al servizio della Repubblica fiorentina per il periodo della seconda cacciata dei Medici da Firenze e durante l’assedio del 1530, nel 1529 fu nominato commissario di Empoli. In questa veste cercò dall'esterno di rifornire di viveri la città assediata e contemporaneamente di contrattaccare gli assedianti.

L'Assedio di Firenze, datato dal 12 ottobre 1529 al 12 agosto 1530, fu protratto dalle truppe imperiali di Carlo V. Gli eserciti dell’Imperatore e quindi della famiglia Medici, erano però costituite in massima parte da militi italiani, assoldati dai Medici e dallo stato del Papa.

In questa guerra Francesco Ferrucci difendeva la Repubblica Fiorentina.

Il fulcro della risoluzione dell’assedio fu proprio nella battaglia di Gavinana, località della Montagna Pistoiese, dove Francesco Ferrucci fu ferito e catturato il 3 agosto 1530.

Malato e sofferente fu portato al cospetto del comandante in carica, in quel momento, delle truppe imperiali, un certo Fabrizio Maramaldo. Costui aveva sostituito il Filiberto di Chalon - Principe d’Orange, ucciso anche lui in questa battaglia.

Fabrizio Maramaldo, comandante di origine italiana, sconfitto più volte da Francesco Ferrucci, l'odio tra i due risaliva alla riconquista di Volterra da parte della Repubblica Fiorentina, che anche in quel frangente si trovò opposto al Maramaldo, lo uccise contro tutte le regole della cavalleria volendosi vendicare delle precedenti sconfitte subite.

Celebre la frase, "Tu dai a un morto" rivolta al capitano Fabrizio Maramaldo, che si apprestava ad ucciderlo col pugnale, mentre era ferito e indifeso.

Lo storico Benedetto Varchi la cambierà in seguito in "Vile tu uccidi un uomo morto".

Paolo Giovio, ricorda il dialogo tra Fabrizio Maramaldo e Francesco Ferrucci descrivendolo così: «Poi il Ferruccio, così armato com'e gli era, fu menato dinanzi al Maramaldo. Allora il signor Fabrizio gli disse: pensasti tu mai quando crudelmente e contra l'usanza della guerra, tu impiccasti il mio tamburino a Volterra, dovermi venir nelle mani? Rispose egli: questa è una delle sorti che porta la guerra, la quale guerreggiando a te può ancora avvenire; ma quando anco tu m'ammazzi, non perciò né utile né onorata lode t'acquisterai della mia morte. Il signor Fabrizio tuttavia... gli fece cavare la celata e la corazza e gli passò la spada nella gola.»

La Repubblica fiorentina stava opponendo una resistenza anti-imperiale già da tempo, dopo dieci mesi di assedio lasciò il potere ad Alessandro de’ Medici, nipote del papa e promesso sposo della figlia di Carlo V che venne nominato “Capo del governo e dello Stato fiorentino”, con decreto imperiale. Ripristinò quindi ciò che fu tolto alla famiglia nel 1527, subendo l’affronto, quando i Fiorentini fondando una nuova Repubblica e cacciarono i Medici da Firenze per la seconda volta.

Le versioni della soluzione dell’Assedio di Firenze sono state spesso viste dalla parte dei sostenitori della Repubblica Fiorentina; la vile uccisione del Ferrucci è la prova che la storia si scrive anche elevando a gloria personaggi sconfitti, ma di grande levatura morale.

La versione dei vincitori la ritroviamo nei “Commentari de’ fatti civili” dello storico Filippo de’ Nerli, scritti tra il 1534 e il 1552. Durante gli anni della Repubblica fiorentina, il de’ Nerli era in carcere. Lui non attribuisce l’uccisione del Ferrucci direttamente a Maramaldo, ma ad alcuni uomini fedeli al Principe Guglielmo, anch’esso morto durante l’Assedio.

Altre sono le versioni sulla morte di Francesco Ferrucci, in Italia è considerato un martire e emblema di orgoglio nazionale, di lealtà e coraggio, Maramaldo al contrario simbolicamente un traditore (la parola “maramaldo” è aggettivo di questo status).

Il paese di Gavinana, in provincia di Pistoia, ha al centro della piazza la statua equestre del condottiero fiorentino, opera dello scultore suo concittadino Emilio Gallori, fu realizzata e posizionata nel 1913. Dal 1929 è stata restaurata la casa del Ferrucci nella piazza principale di Gavinana, sulla cui porta Ferrucci morì. La casa in cui nacque il Ferrucci è in via Santo Spirito a Firenze ed è segnalata da una targa commemorativa.

Interessante anche il recupero della figura del Ferricci nel Risorgimento. Paragonato al Garibaldi del XVI secolo, Francesco Ferrucci entra a far parte di una nuova iconografia sugli eroi del Risorgimento. Sappiamo che Garibaldi rende omaggio a Gavinana al Ferruccio descritto nell'Inno Nazionale di Mameli.

«Dall'Alpi a Sicilia/Dovunque è Legnano,

Ogn'uom di Ferruccio/Ha il core, ha la mano,

I bimbi d'Italia/Si chiaman Balilla,

Il suon d'ogni squilla/I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte/Siam pronti alla morte/L'Italia chiamò.»

Alcuni saggi che descrivono i processi ottocenteschi molto spesso recuperando fonti storiche e bibliografiche del passato, venivano redatti per l'esaltazione della Nazione mettendo in paragone eroi medievali e rinascimentali a personaggi della nuova svolta risorgimentale.

Il modello eroico di Francesco Ferrucci rappresenta ancor oggi, senza dubbio alcuno, una parte delle generazioni del Risorgimento Italiano. La Commemorazione Storica e l'esaltazione iconografica dell'eroe sono i due aspetti che determinano il successo della figura del Ferrucci a fine ottocento.

L'invenzione ottocentesca dell'iconografia dell'eroe conferma del ruolo che la comunicazione visiva con immagini di ogni tipo, dal disegno alla pittura, dalla scultura alla iscrizione lapidea, giocano nel XIX secolo un ruolo fondamentale.

 

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Gianni Boccardi, L'Ultima Battaglia, "... vile, tu uccidi un uomo morto!", Pistoia, Nuove Esperienze, 2013

Giorgio Batini, Capitani di Toscana, Firenze, Edizioni Polistampa, 2005, pp. 158 - 169.

Alessandro Montevecchi, Biografia e storia nel Rinascimento Italiano, Bologna, Gedit, 2004.

 

Piero Bargellini, La splendida storia di Firenze, Firenze, Vallecchi, 1964.