La sala n. 20 agli Uffizi: affreschi “nascosti” di feste fiorentine

La saletta n. 20 della Galleria degli Uffizi apparteneva alla vecchia armeria medicea, in cui era conservata la collezione granducale di armi e armature. Le decorazioni originarie del soffitto, infatti, eseguite da Ludovico Buti intorno al 1588, raffiguravano scene di armati e di battaglie, contestualmente agli oggetti presenti nella stanza, in linea tematica con gli affreschi che ricoprono le volte delle sale adiacenti.

Oggi la ex armeria ospita le opere di alcuni artisti veneti (Mantegna, Giovanni e Jacopo Bellini) e del siciliano Antonello da Messina, ma anche il soffitto ha cambiato il tema delle sue decorazioni, grazie all’abile lavoro frutto della probabile collaborazione tra gli artisti Cosimo Ulivelli, Agnolo Gori e Jacopo Chiavistelli. Risalgono infatti alla seconda metà del 1600 (molto probabilmente il decennio 1656-66) i riquadri che raffigurano quattro spettacoli fiorentini, qui riportati secondo la descrizione del catalogo degli Uffizi (1): la Festa degli Omaggi in piazza Signoria, il Palio dei Cocchi in piazza Santa Maria Novella, uno spettacolo notturno a Palazzo Pitti e il Gioco del Calcio in piazza Santa Croce.

Ho volutamente parlato di affreschi “nascosti”, in quanto poco conosciuti e quasi mai citati sulla maggior parte delle principali bibliografie iconografiche. Viene spontaneo chiedersi il perché di questa importante assenza: un motivo, il più plausibile, può essere la collocazione fisica di queste opere, che rimangono “oscurate”, se così si può dire, dai capolavori che la sala accoglie, finendo “relegate” ad ornamento delle volte del soffitto e, quindi, inosservate. 

Si tratta di quattro affreschi che immortalano eventi festosi e cerimonie in quattro luoghi emblematici della vita pubblica della Firenze del XVII secolo; scene che sembrano dipinte ponendo maggiormente l’attenzione sull’aspetto descrittivo piuttosto che su quello puramente celebrativo.

Un esempio di questa particolare caratteristica stilistica lo si nota in maniera evidente nella Festa degli Omaggi in piazza Signoria, ossia la cerimonia con cui il Granduca riceveva l’obbedienza degli Stati Toscani: la parata di armati, carri e cavalieri sembra quasi fare da cornice alla concitata folla di spettatori in mezzo alla piazza. I cavalli del corteo che entrano al galoppo nella scena donano al corteo una certa agitazione, esaltata dal cavallo caduto mentre sfila insieme agli altri. Infine, a sinistra, quasi in primo piano rispetto ai carri in parata, si posiziona un capannello di spettatori, tra cui un claudicante con tanto di grucce per deambulare e un bambino che gioca con un cane. Il tutto avviene sotto l’austerità dominante delle architetture di Palazzo Vecchio e della Loggia dei Lanzi, che occupano quasi tutta l’area dell’affresco.

Il riquadro con Palazzo Pitti mostra una scena di uno spettacolo notturno nella corte interna del palazzo. Anche in questo caso le quinte sono costituite dall’imponente architettura dell’edificio, rischiarato dal fuoco delle torce e dalla pallida luce lunare. Mentre gli spettatori seguono gli eventi dalle finestre o da sotto il loggiato, quello che succede nel cortile non è un semplice allestimento teatrale, bensì un agguerrito torneo di cavalieri: le giostre di questo tipo erano spettacoli piuttosto frequenti nei programmi dei festeggiamenti pubblici fiorentini, e venivano disputati in numerose piazze e vie cittadine. Nella scena ritratta, intorno al campo numerosi destrieri coi rispettivi cavalieri ricoperti per intero da luccicanti armature, insieme a paggi, scudieri e armati, assistono ad un duello al centro del cortile; all’estrema destra un musico soffiando nella sua chiarina sembra scandire le fasi del cavalleresco scontro. Stessa scena, sintetizzata, si ritrova in una delle formelle del soffitto (rappresentanti diversi giochi diffusi in quei tempi), in cui figurano, appunto, due cavalieri in duello e un suonatore di chiarina.

Per quanto riguarda il Palio dei Cocchi in piazza Santa Maria Novella, si tratta di un grossolano errore di interpretazione. Uno sguardo più ravvicinato a quelle che sembrano delle bighe in corsa rivela un tipo di spettacolo non certo comune a Firenze ma abbastanza  diffuso in Italia in passato (2): la tauromachia. Gruppi di cavalieri armati di picca affrontano vari tori liberi di girare nella piazza in scontri all’ultimo sangue (un toro giace già esangue a terra, mentre un uomo disarcionato viene aiutato dai suoi a rialzarsi col suo cavallo). L’avvenimento si svolge all’attenzione di una piazza gremita di pubblico, in parte rivolto a seguire lo spettacolo, in parte dedito alle faccende più varie, mentre alcuni alabardieri mantengono l’ordine pubblico. La scena si svolge al crepuscolo, ma enormi falò illuminano i protagonisti della tauromachia, con un risultato sicuramente suggestivo e impressionante.

Il Gioco del Calcio in Piazza Santa Croce è forse, tra i riquadri della sala n. 20 della Galleria degli Uffizi, quello più particolare, dal momento che i principali autori nazionali che si sono cimentati nell’operosa impresa di catalogare il patrimonio iconografico del calcio fiorentino, primo fra tutti Alfredo Lensi (3), sembrano aver completamente ignorato l’esistenza di questo affresco. Fa eccezione Herst Bredekamp (4), professore dell’Università di Amburgo, che nella sua opera prende come fonte il già citato catalogo degli Uffizi.

La partita vede confrontarsi la squadra rossa e quella bianca nel campo di gioco ufficiale allestito nella celebre piazza, delimitato da grosse staccionate e con due grosse garitte a strisce bianche e oro al centro delle linee di fondo. L’attenzione dell’autore dell’affresco sembra però focalizzarsi sul contorno del terreno di gioco, gremito di spettatori, e sulla magnificenza della facciata della basilica di Santa Croce, mentre solo in secondo piano si notano le zuffe e le azioni dei calcianti, tutti dotati di un largo cappello piumato. In evidenza si notano madame, bambini e messeri che si accalcano, più o meno confusamente, alla balaustra, per assistere allo spettacolo, mentre alcuni tifosi paiono addirittura azzuffarsi tra di loro, alla maniera dei giocatori in campo. In posizione dominante, sulla destra, di spalle, spicca l’immancabile figura dell’alabardiere, col ruolo di controllore dell’ordine pubblico. Un particolare che desta curiosità è senz’altro la grossa statua bianca che si intravede spuntare nell’angolo della piazza in alto a destra: potrebbe far pensare ad una partita giocata per un particolare evento, un cerimoniale o un festeggiamento.

Anche al gioco del calcio fiorentino è stata dedicata una formella del soffitto, che si dimostra straordinariamente attuale nella sua presentazione: due calcianti e il maestro di campo sono raffigurati in una posa calcistica (a dir poco moderna) di due calciatori, dei quali uno con la palla al piede, in discussione con l’arbitro. È sufficiente guardarla per scovare un’analogia comprovante l’indiscutibile discendenza diretta dell’odierno football dall’antico calcio fiorentino…

------------------------------------

1 - AA. VV: Gli Uffizi. Catalogo Generale. 1979, Centro Di – Firenze. (nello specifico il capitolo: I soffitti nei Corridoi e nelle Sale di C. Caneva – pp. 1117-1165)

2 - G. Bonomi: Toros Olé (la Tauromachia in Italia)- https://www.gianpaolobonomi.it/toros-ole-la-tauromachia-in-italia/

3 - A. Lensi: Il Gioco del Calcio Fiorentino. Introduzione di Lando Ferretti – Bibliografia di Giuseppe Fumagalli. 1931, Soc. Ed. Rinascimento del Libro – Firenze.

4 - H. Bredekamp: Calcio Fiorentino. Il Rinascimento dei giochi. 1995, Il Melangolo - Genova. (Titolo originale: Florentiner Fussball: die Renaissance der Spiele. 1993, Frankfurt am Main. Traduzione di Tiziana Valenti).

Copyright © Claudio Mariani 2018
Centro Studi e Documentazione del Calcio Storico Fiorentino
Riproduzione Riservata